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ECHI LETTERARI IN “FORZA E CORAGGIO”, DI PIERDAVIDE CARONE

di Trifone Gargano

 In questo tempo di pandemia e di disperante paura, regala, con questa sua canzone, un messaggio di fiducia e di speranza. «Chi non è mai morto non ha mai vissuto», infatti, è uno dei versi concetto di questo recentissimo singolo di Carone, intorno al quale ruota il senso del suo messaggio, che non è un generico richiamo alla semplice fiducia, che il male, cioè, possa e debba passare e che il sole possa e debba tornare, presto, a brillare, come se si trattasse di un automatismo. No. Carone dice chiaramente che solo chi ha sofferto, chi ha pianto, oggi, potrà e saprà rinascere. Che la vita di ciascuno di noi è intrisa di sofferenza e di pianto (talvolta, anche di morte), ma che è proprio in questa consapevolezza che bisogna trovare le ragioni e la forza per rialzarsi, e per tornare a sorridere, per tornare a vedere il «maggio», cioè il sole, con «forza e coraggio».

Innanzitutto, dunque, suggestioni dantesche (e leopardiane), nel verso che ho appena citato dalla canzone di Carone, che invita a riconoscere nella «caduta», nella morte, la forza per rialzarsi, il coraggio per affrontare la rinascita. Solo chi attraversa l’«Inferno» quotidiano, sa trovare la forza e il coraggio per rinascere. Attraversare l’Inferno, per tornare «a riveder le stelle». Non dunque l’illusoria e ingannevole convinzione che la nostra vita sia una catena di vittorie, di risultati da inanellare. E basta anche con la retorica mielosa dell’«andrà tutto bene», dal momento che, ad oggi, a più di trentamila famiglie italiane, cioè a tutte quelle famiglie che hanno già avuto un «congiunto» morto per covid-19, le cose sono andate male.

Ritmo e sonorità accelerati, in questo brano che invita ad avere fiducia e coraggio. La canzone, infatti, inizia in modo piano, leggero, per poi accelerare subito dopo, nei ritmi e …nei significati. E la parola concetto intorno alla quale ruota l’intera canzone (e l’intero video) è «maggio», cioè il bel tempo, la prima-vera, la prima (e bella) stagione. Come non riconoscere in questa parola concetto la eco di Angelo Poliziano, e del suo Ben venga maggio ([…] Ben venga primavera), con il suo inno alla vita, e all’amore.

Il tema del «maggio» odoroso e primaverile è uno dei tòpoi più duraturi della lunga e nobilissima tradizione lirica e canora italiana (e occidentale). Ed è in questa ben precisa tradizione lirica e canora che s’inserisce il brano di Pierdavide Carone, come un gioioso invito all’amore e alla vita. E questo invito può ben comprendere solo chi ha sofferto, e chi ha pianto:

«Chi non ha mai pianto mai sarà felice,
Non vincerà mai chi non ha mai perduto»

Il testo della canzone di Carone, in modo gioioso, è tutto giocato sul gusto “bambino” del paradosso, del capovolgimento ludico delle parole, dei segni grafici, dei suoni, delle assonanze e delle rime. Si guardino, appunto, le coppie

«sperare – disperarmi
pioggia – maggio
arena – arrembaggio
zitto – dice
pianto – felice»
La prima strofa di «Forza e Coraggio» insiste sul concetto che nessuno si salva da solo. E questo, a ben guardare, è un altro concetto tipicamente ed esplicitamente dantesco:

«non potem da noi» [Pg. XI, 8]

Nella caduta, nella sofferenza, tutti dobbiamo avere consapevolezza di non potercela fare da soli; di aver bisogno di un aiuto, di un amico, di una guida; di qui, la necessità di riconoscere e di accettare tale bisogno d’aiuto. Esattamente come fece Dante, nel buio della selva, che implorò l’aiuto di Virgilio:

«Miserere di me», gridai a lui [If., I, 65]

Carone, infatti, esplicitamente scrive:

E poi non voglio altro qui se non ci sei

A dirmi ancora una volta:

Forza e coraggio,

Stanotte piove ma domani è maggio,

Non vorrai mica perderti la bella stagione,

Sarebbe un errore,

Forza e coraggio

Chi non inciampa mai non è mai saggio

Né lo diventerà.

Evocazione petrarchesca, invece, è il cuscino della cameretta che asciuga, con indifferenza, le lacrime di chi soffre. Così Carone:

E il cuscino è l’unico che asciuga le mie lacrime con indifferenza regolare

Così Petrarca:

O cameretta che già fosti un porto
a le gravi tempeste mie diürne,
fonte se’ or di lagrime nocturne

Il gusto per il paradosso si spinge, in quel verso della canzone di Carone che mette assieme il silenzio con il massimo della comunicazione («l’uomo che sta zitto sa quello che dice»), fino ad evocare Eugenio Montale, allorquando il poeta, che aveva preso coscienza del dramma e del dolore dell’umanità, decideva, però, di andarsene zitto zitto, con il suo silenzio, e, quindi, decideva di comunicare così, a tutti gli altri, la sua (dolente) verità, proprio attraverso il silenzio:

[…] ed io me ne andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto
[Forse in un mattino di vetro, vv. 7-8]

La presenza della parola concetto «indifferenza», che è altra parola tipica del lessico dantesco, ma, qui, ben incastonata da Carone in un verso petrarchescoE il cuscino è l’unico che asciuga le mie lacrime con indifferenza regolare»), caratterizza la canzone in direzione opposta, rispetto alla indifferenza: e cioè, nella direzione non della distanza, bensì della vicinanza. Le tue lacrime – canta Carone – a me interessano; la tua sofferenza, a me interessa. Per queste ragioni, allora, sembra concludere Carone, con il suo ragionamento canoro, in nome di una vicinanza sociale, umana e affettiva, e a dispetto del così detto «distanziamento», io ti indico nella «forza» e nel «coraggio» le due leve sulle quali agire, per riconoscere, nella pioggia di oggi, i segni dell’imminente maggio:

Forza e coraggio,
Stanotte piove ma domani è maggio […]

Bello e colorato anche il video, con colori semplici, eppur evocativi, a tracciare un unico e avvolgente arcobaleno, visivo e canoro, che stringe chi ascolta, chi guarda, e chi legge.

Per chi volesse approfondire:

  • file audio della canzone di P. Carone:

https://www.youtube.com/channel/UC10WeEHnwCX0F9kIhC7x22w

  • testo della canzone di P. Carone:

https://www.ilmohicano.it/2020/05/22/pierdavide-carone-forza-e-coraggio-testo/

  • testo della poesia di A. Poliziano:

https://it.wikisource.org/wiki/Ben_venga_maggio

  • testo del sonetto di F. Petrarca:

https://it.wikisource.org/wiki/Canzoniere_(Rerum_vulgarium_fragmenta)/O_cameretta_che_gi%C3%A0_fosti_un_porto

  • testo della poesia di E. Montale:

https://www.libriantichionline.com/divagazioni/eugenio_montale_forse_mattino_andando_aria_vetro_1925

 

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