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DANIELA BALDASSARRA, IN TEATRO IL GENIO MALINCOMICO

di Francesco Monteleone

L’ultima volta che Franca Rame si presentò in scena al Teatro Piccinni di Bari non erano passati molti anni dallo stupro subìto a Milano da 5 neofascisti. Era rimasta un’attrice incantevole, ma non recitava più per ricevere gli applausi finali del pubblico. Eppure il teatro era denso di persone illuse di potersi comportare come in uno spettacolo qualsiasi. La Rame cominciò a ferirsi con le parole, ma sentiva un brusio proveniente da tante direzioni. Quel monologo era il suo filo esistenziale, spezzato e riannodato con tante impronunciabili verità, eppure molti spettatori continuavano a bisbigliare, a sistemarsi meglio, convinti che presto sarebbe cominciato il divertimento.

Perciò Franca si azzittì, rimanendo immobile, terribilmente impassibile sul proscenio. Quanto sia durata quella posa, non è dato sapere. Accadde l’incalcolabile. Qualcuno si accorse della stranezza e non fiatò più. Il silenzio, generato dal pentimento, prese la prima fila e si ribaltò in tutte le poltrone della platea; entrò nel primo ordine, si impadronì del secondo e terz’ordine e alla fine rimontò su, fino ai banchi della piccionaia. Nel punto culminante del silenzio, quando nessuno ebbe più il coraggio di tossire o di scoprirsi, quando perfino gli insetti, smettendo di ronzare rischiarono di crepare, la Rame che, senza dire, aveva preteso l’attenzione esclusiva, riprese a recitare.

Poche donne dello spettacolo sono state tanto carismatiche come lei. Ebbene, se l’anima esiste, se è vera la metempsicosi, l’anima di Franca Rame, che stava già rimpiangendo la bellezza terrena, si è reincarnata in Daniela Baldassarra: uguali virtù e stessa capacità di persuasione, per le quali possiamo riguardare più da vicino la perfetta sintesi femminile del comico e del tragico.

foto di Olga Diasparro

L’universo ha un’unica coscienza; Daniela è nata, non per caso, ad Altamura, affinché si sappia che nella città federiciana, dopo l’Homo neanderthalensis, Padre Peppe e Saverio Mercadante c’è stato il fermo biologico, per favorire l’evoluzione di genere. Così, oggi, la “Leonessa di Puglia” registra all’anagrafe una giovane performer che sorpassa in intelligenza la metà dei comici italiani, soprattutto quelli rimasti battutari, barzellettieri, imitatori o ex animatori di villaggi-vacanze.

Gli artisti, i critici e il pubblico superficiale credono a un’inferiorità naturale della donna nel genere comico: se la donna primeggia in bellezza, a far ridere sono più bravi gli uomini! Questa credenza ha rafforzato tante disuguaglianze nel sistema teatrale e televisivo, ma da qualche tempo un gruppo di attrici coraggiose sta rigenerando lo spettacolo italiano e fa burle a impresari, registi e programmisti. Una di queste è la Baldassarra.

Il suo show è sempre il punto di equilibrio tra il melodramma quotidiano di una donna etero e l’opposizione della single veemente e fremente a tutte (proprio a tutte) le forme di potere patriarcale. Daniela sa scrutare nell’intimissimo maschile, scopre in esso le condizioni psichiche dell’oppressione (ma anche le possibilità di liberazione) e attraverso il riso contagioso generato dai suoi paradossi fa diventare ridicoli i pregiudizi morali, razziali, sociali dei ferventi credenti nella superiorità di specie. Il suo estro teatrale rende grottesco l’uomo in sovrappeso sessuale, ma è altrettanto la scossa bruciante a tutte le donne autolesioniste che non si ribellano, perché la loro sorte è una fatalità determinata dalla volontà di potenza maschile.

foto di Olga Diasparro

La Baldassarra, disposta a tutti i pericoli per amore del teatro, riesamina le abitudini, rettifica i luoghi comuni, ribalta le certezze e soprattutto denunzia le infezioni logiche dell’opinione pubblica (e per questo subisce sui social molte decine di hate speech da parte di dementi reazionari)
Nei suoi spettacoli (nel senso che se li scrive da sé) Daniela Baldassarra tiene una marcata inflessione intellettuale e una vena comico-popolare che la fa sentire sempre al tuo fianco; ella mostra un corpo suadente che non deve mai sfuggire agli occhi dell’osservatore, ma che spesso si rivela un corpo contundente per chi offende l’orgoglio femminile.

Nei 60 minuti di monologo, tutto deve corrispondere all’importanza del tema e alla robustezza della sua scrittura. Se parla di cose serie devi starti zitto, quando concede la battuta devi ridere; non si ride a cazzo, non si parla a cazzo.
Questa capacità di smuovere a piacimento gli stati passeggeri dell’anima altrui si chiama ‘carisma’, tutte le donne dello spettacolo lo vorrebbero. La Rame ne aveva a iosa; e la bizzarra Baldassarra? Pure lei, anzi nella stand up comedy pugliese, soltanto lei.

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