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Capolavori senza tempo: “COME ERAVAMO”, di Sydney Pollack, 1973

di Francesco Monteleone

Ci sono film che vorresti non finissero mai. La storia che all’inizio vedi distante 10 metri dalla poltrona dopo pochissimi minuti lascia lo schermo, si avvicina ed entra nella tua mente. Tu perdi la fisicità di un innocuo manichino che ha pagato il biglietto e ti senti dentro, nell’intimo, le qualità di un cittadino che si trova in un altro posto intensamente attraente.   Insomma sei diventato un personaggio e, grazie alla bravura del regista, ti senti dominato da straordinarie emozioni, collegate ad altri personaggi. Non hai più bisogno di masticare realtà, per sopravvivere.

“Come eravamo” (The Way We Were) è un film del 1973 diretto da Sydney Pollack. La pellicola è striata da 100 attori coltivati nelle agenzie e due semidei capaci di infatuare migliaia di spettatori: Robert Redford e Barbra Streisand. Il capolavoro di Pollack si tiene un unico difetto, non ha ricevuto i premi che avrebbe meritato. Redford aveva una bellezza saettante (che invidia!) e una recitazione che tinge ad ogni replica (non dimenticate che la voce italiana è del bravissimo Cesare Barbetti). Barbra? Facciamo prima a inchinarci, che a vantarne il talento. Quando c’è una rassegna tipo “le vacanze intelligenti” gentilmente sistemata all’ABC di Bari da Angelo Ceglie e Toni Cavalluzzi capitano fortune insperate; date un’occhiata al programma e potrete salvarvi dalle grigliate di carne in riva al mare o dalle proposte-supposte dell’Assessorato al Divertimento.

Il cinema non ha i musei, come le opere pittoriche. Un capolavoro tipo The Way We Were di non è visibile quando si ha desiderio; bisogna o sacrificarsi con i materiali DVD o intercettare spezzoni di film nelle benedette tv private o approfittare, come hanno fatto una cinquantina di anime elette, della giornata più calda del secolo (il 19 luglio 2015) ricoverandosi nell’ABC. Robert Redford ci è sembrato di una bellezza divina. L’ufficiale Hubbel Gardiner così dolce, bravo e sereno amoreggia con la militante comunista Katy Morosky (Barbra Streisand) in un importante periodo storico per l’America e la nostra malmessa Europa. I due tipi tanto disuguali sono colpiti dalle frecce d’oro di Cupido. Si incontrano in un campus, mentre Mussolini e Hitler stanno per macellare 50 milioni di persone e, grazie a Dio, si innamorano. I dialoghi sono pregni di una raffinata lirica d’amore. Il primo bacio e le tenerezze sessuali attaccano di sorpresa la nostra insospettabile frigidità, l’intreccio impedisce miserabili luoghi comuni, l’epilogo (“non credo che verrò…) è grandioso come in “Via col vento” o “Zivago”. Robert merita un dieci, Barbra un 10 e lode. La canzone scritta da Marvin Hamlisch come colonna sonora è considerata durerà fin quando ci sarà una coppia.

La morale? Amore esige il rispetto di leggi morali, non l’osservanza delle regole superficiali che appartengono al gioco: bisogna conservare senza possedere, avere fede nell’amato e non tradirlo.

La citazione che tutti ricordano a distanza di anni?

  • Tu sei troppo esigente! dice Gardiner
  • È vero…però guarda che cosa posseggo! Risponde l’indimenticabile Katy.

Buona visione. Questa è l’Università del Cuore.

 

 

 

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