scritto da filosofi, seminando incertezze

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Le Lettere di don Lorenzo Milani: tra passione civile e genere epistolare

Postato da il 21 apr 2012 in Simposio | o commenti

di Trifone Gargano

Il nome di don Lorenzo Milani (1923-1967) viene associato, nella mente dei più, ad un genere letterario ben preciso, quello dell’epistolografia. Non c’è, infatti, in Italia e nel mondo, persona di cultura, uomo di scuola, ma anche semplice lettore, che non identifichi, ricorrendo ad un automatismo mentale, il nome del priore di Barbiana con il genere letterario delle lettere, ed in maniera particolare con la Lettera a una professoressa, per la quale don Lorenzo Milani è a tutt’oggi universalmente conosciuto. E questo è, indubbiamente, un segno positivo, nient’affatto negativo, come forse potrebbe far pensare l’automatismo del processo d’identificazione cui si allude; al contrario, esso è il segno di una riconoscibilità forte di un autore e del genere letterario che egli ha maggiormente coltivato. Come dire, se ci fosse consentito il confronto, Leopardi e la poesia lirica, Dante e la terzina di versi endecasillabi del poema allegorico-didascalico, Manzoni e il romanzo.
Del resto, se provassimo a scorrere la ricca bibliografia di questo singolare pensatore, educatore e uomo di Chiesa, quale fu don Lorenzo Milani, noteremmo che i suoi scritti assunsero quasi esclusivamente proprio la forma del genere letterario epistolare: dalla già citata Lettera a una professoressa, del 1967, redatta in forma collettiva (da alcuni dei ragazzi frequentanti la scuola di Barbiana, con la collaborazione e con la supervisione del loro priore), alla lettera L’obbedienza non è più una virtù, del 1965, alle stesse epistole da don Lorenzo indirizzate a vari destinatari, noti o sconosciuti che fossero, su vari argomenti, da quelli più privati e intimi (come le lettere alla madre), a quelli più politici e sociali, tutte, successivamente, raccolte in volume e pubblicate postume, Lettere di don Lorenzo Milani, edite nel 1970, e Lettere alla mamma (1943-1967), pubblicate nel 1973.

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SNIM. 10° edizione del salone nautico di Puglia a Brindisi

Postato da il 21 apr 2012 in Simposio | o commenti

 di Federica Caniglia

La musica del vento e il canto del mare sono un inno alla gioia di esistere. ( Thomas   Blake )

Si apre a Brindisi la 10° edizione del Salone Nautico di Puglia, dal 24 aprile al 1 maggio 2012, l’importante manifestazione fieristica organizzata dalla società Area Progetti, presso il porticciolo turistico Marina di Brindisi. Un’occasione per conoscere e scoprire, non solo tutte le novità del mondo della nautica e tutti i prodotti legati al concetto di nautica sostenibile, ma anche un’opportunità per visitare i meravigliosi luoghi e bellezze naturali del territorio.

La manifestazione, che già nelle edizioni precedenti ha ottenuto un brillante successo con la partecipazione in media di circa 160 aziende e oltre 35.000 visitatori, nel suo decimo anniversario arricchisce il calendario degli eventi, con il 30% in più di espositori, oltre che a convegni, conferenze, laboratori di sport ed infine puro intrattenimento con spettacoli e concerti. In questa edizione, sarà dedicato un ampio spazio al mondo della vela e alla pesca sportiva, fra gli appuntamenti di approfondimento: il 27 aprile, la conferenza organizzata da Welcome Lucania e GAL-COSVEL,  riguardo il tema della “Promozione del territorio fra turismo ed enogastronomia”, il 28 aprile, il convegno organizzato da Legambiente su, “Il porto di Brindisi e il suo patrimonio culturale: proposte di recupero e valorizzazione”, il 30 aprile, il convegno dedicato al settore crocieristico, “Cruising: adriatico come business core nella rotta mediterranea”, in cui interverranno i responsabili di alcuni delle più importanti compagnie crocieristiche, tour operator e docenti degli atenei Veneziani “Ca Foscari” e “IUAV” ed infine,  il 1 maggio, il convegno organizzato da l’Ass. Italiana Porti Turistici (ASSOMARINAS), in collaborazione con il distretto nautico Puglia, riguardo “La portualità turistica pugliese per agganciare la ripresa”. La missione dello SNIM è anche quella di promuovere la cultura del mare e dello sport, infatti  con il supporto dell’ Associazione WaveTrotter sono previsti laboratori didattici, principalmente destinati ai ragazzi delle scuole e  alle famiglie, ma anche a semplici curiosi, dove sarà possibile partecipare a lezioni gratuite, dimostrazioni e provare l’ebbrezza degli sport d’acqua più affascinanti. Le attività didattiche programmate sono molteplici e la preziosa collaborazione di famosi atleti italiani come Giuseppe Cuscianna, Stefano Levanto, Paola Perrone e Andrea Costantini costituiscono un valore aggiunto. Grazie all’apporto dell’azienda Paper8 e delle sue imbarcazioni pieghevoli a propulsione ibrida, saranno svolti minicorsi strutturati in due sessioni: la prima prettamente teorica e l’altra pratica in acqua, con l’ausilio d’istruttori della Lega Navale Italiana. Inoltre, sarà possibile provare i simulatori della LNI (Lega Navale Italiana),  visitare la nuova imbarcazione tecnologica e il pullman multimediale della Guardia di Finanzia, le imbarcazioni della Guardia Costiera, dei Carabinieri, oltre che assistere alle dimostrazioni subacquee della Polizia e ai lanci tecnici per la pesca sportiva organizzati dalla FIPSAS (Federazione Italiana Pesca Sportiva ed Attività Subacquee). Il mare, con i suoi sofisticati sapori dal palato all’arte, è il tema conduttore del cartellone degli eventi “Fuori Salone”, allestiti all’ingresso del quartiere fieristico. La giornata inaugurale si aprirà con il concerto della  “Maurizio Petrelli & The Big Band”, impegnata nel lavoro musicale “Pugliamerica a/r”, un omaggio ai miti di Frank Sinatra e Domenico Modugno, invece il 28 aprile,  sarà in scena l’attore Beppe Convertini con il recital “I poeti del mare”, mentre il 30 aprile,  lo storico Valerio Massimo Manfredi proporrà una straordinaria e particolare lettura dell‘Odissea. Chiuderà la  fiera  lo spettacolo burlesque, “The girls Show.” Questi e tanti altri eventi in programma con aperitivi e varie degustazioni  attenderanno i visitatori.

Il calendario completo degli eventi è disponibile sul sito:

www.salonenauticopuglia.it/

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Una lunga domenica di televisione

Postato da il 13 apr 2012 in Simposio | o commenti

di  Francesca Vitale

A chi non è mai capitato in queste piovose giornate di primavera, di passare intere ore in cui non si ha voglia di far nulla,e dico nulla di nulla? Si, so che avete presente quei momenti in cui anche semplici azioni come spostare le pupille degli occhi da destra a sinistra per leggere un libro o ticchettare anche con un solo dito sulla tastiera del computer o sul mouse sembrano azioni faticosissime, epiche, degne di un eroe omerico. Ed è proprio in quei momenti che arriva lui, il nostro divano, che magicamente ci solleva dalle fatiche terrene offrendoci asilo sui suoi morbidi cuscini e siccome (sapete che è possibile) siamo persino troppo annoiati per dormire, lui che ci conosce così bene si è posizionato in una zona strategica della stanza per poterci offrire l’attività più passiva che possiamo fare in quel momento: guardare la tv. Poi succede che, siccome è anche troppo faticoso passare canale nei primi, diciamo, 20 minuti, finiamo per guardare le cose più assurde, dalle televendite delle padelle e dei materassi, a improbabili programmi di sport sui canali regionali,  dove ancora più improbabili opinionisti si infiammano difendendo l’una o l’altra squadra rigorosamente di serie C, o infine se siamo “fortunati” incappiamo nell’amata  Barbara D’Urso che ci intrattiene con il suo variegatissimo carnet di espressioni, dal patetico al giocondo, e che ci confonde con tutte quelle facce e quelle storie che vanno dal tragico al gossip in modo così terribilmente altalenante da creare confusione persino a livello biologico, per i poveri condotti lacrimali delle casalinghe di tutta Italia. Ma tant’è, siamo troppo stanchi per cambiare canale, e poi diciamocelo, ogni volta che ci stendiamo sul divano il telecomando ha la cattiva abitudine di finire chissà dove e non ditemi che non è capitato anche  a voi di imprecare mentre eravate costretti ad alzarvi per cercarlo. Tornando a noi, questi pomeriggi di mal de vivre hanno anche la loro utilità dopotutto.

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Festival dell’In…debito

Postato da il 29 mar 2012 in Simposio | o commenti

di Carmen Trigiante

In pompa magna si apre a Firenze, a ottobre del 2012, il Festival dell’Inedito, “dedicato a chi ama scrivere”… Partner del calibro delle migliori case editrici, cinematografiche, personalità della politica, nonché firme autorevoli del giornalismo… tutti impegnati a offrire una piattaforma ai giovani talenti italiani. Significativo il pay off: “L’uomo si conosce e si salva, in letteratura”. Le sezioni: narrativa in prosa o poesia, nuove piattaforme, intrattenimento tv, testi teatrali, sceneggiatura cinematografica. Siamo d’accordo su tutto. Proprio tutto… o quasi. Se non fosse che, nelle modalità di partecipazione, sono elencati, a mo’ di menù, i costi non proprio abbordabili che graverebbero sugli aspiranti autori: 130 € solo per la prima fase di selezione; 400 € per accedere alla eventuale fase finale, più tutta una serie di servizi, che parte dalla “modica” cifra di 100 €. E non c’è crisi mondiale che sappia porre un freno a tant’avidità! Se l’arte costa davvero così tanto, a chi la fa, si farebbe meglio a inventare tappi di sughero… chissà, magari sarebbe più semplice incontrare qualche produttore davvero benintenzionato, e non i soliti avvoltoi. Ciò che fa più male, oltretutto, è vedere, accanto ai furbetti, la partecipazione orgogliosa delle istituzioni, in questo caso il Comune di Firenze ed il sindaco Renzi, che decanta tanto amore per le politiche giovanili. Mi auguro di tutto cuore che, in uno dei paesi che vanta la maggior produzione artistica nel mondo, si abbia la decenza di ravvedersi e porre un freno a una simile vile speculazione sui sogni di chi ancora crede nel valore inestimabile della letteratura. Spalleggiare questa iniziativa significa prender parte ad un terribile stillicidio, quello che una certa parte del paese, insensibile e speculatrice, sta perpetrando ormai da anni ai danni di ogni forma d’arte.

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Emiliano, spigole a Natale e provolone nel finale

Postato da il 16 mar 2012 in Simposio | o commenti

di  Francesco Monteleone

«Mia moglie mi chiamò allarmata: hanno portato una valanga di pesce!» «Chi lo ha portato?» «De Gennaro… «Lo lo chiamai subito. Che cosa hai combinato? Gli dissi…Non mi serve… Abbiamo il pesce nella vasca da bagno! Avrei dovuto caricare il pesce in macchina e scaricarglielo allo Sheraton (n.b. albergo di proprietà dei De Gennaro) Non so se ho giustificazioni…Lo abbiamo mangiato con i miei familiari la vigilia di Natale. Non tutto Era troppo. Una parte lo abbiamo surgelato…Chiedo scusa a chi mi vuole bene, alla città di Bari. Il Sindaco non si fa comprare con spigole e champagne!»

Michele Emiliano ha risolto con una serie di colpi di scena brillanti la commedia natalizia che stava per trasformarsi per lui in un dramma marittimo. A mezzogiorno del giorno più spigoloso della sua carriera, seguito da tutta la giunta e da qualche difensore nazionale come l’on. Cinzia Capano, si è presentato davanti a tutti i giornalisti che fanno cronaca dal capoluogo, mischiati agli inviati nazionali delle grandi testate. Ha appoggiato su un tavolo tutti i regali (non commestibili) ricevuti durante la sua amministrazione e ha invitato i giornalisti a prenderseli, forse per condividere il senso di colpa, forse per liberarsi di orrende patacche. Il sindaco più arpionato d’Italia prima aveva lungamente disapprovato, con una precisione da magistrato non dismesso, tutte le illazioni che sono comparse sulla stampa e che se fossero vere gli potrebbero rovinare per sempre la carriera politica in atto. Emiliano ha dichiarato fiducia nel lavoro complesso della magistratura che ha sempre assicurato il controllo di legalità sull’ amministrazione. Ma egli non rimpiange un minuto della sua vita ed ha sempre provato gioia nel servire lo Stato. L’ing. Nitti, arrestato, non fu nominato da lui per arrendersi al gruppo De Gennaro, bensì per unificare le competenze dell’ufficio dei Lavori Pubblici che erano condivise con la dottoressa Marzia, una dipendente statale.

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La favola di Carosello. La formula perfetta fra spettacolo e consumo

Postato da il 16 mar 2012 in Simposio | o commenti

di  Federica Caniglia

Il clamoroso programma condotto da Mike Bongiorno nel 1955, “Lascia o raddoppia?”, consacrava  in Italia il portentoso mezzo televisivo. Proprio in questi anni i dirigenti della Rai, sulla base di importanti riflessioni economiche e sociali che conclamavano la pubblicità come l’anima del sistema economico produttivo, utile alla crescita del paese, discutevano sulla possibilità di introdurre nei palinsesti televisivi la pubblicità, come già da tempo era avvenuto in America. L’enorme problema dei dirigenti sorgeva da una norma della Convenzione che regolava i rapporti tra la Rai e il Ministero delle Poste, «stipulata il 25 gennaio 1952, prevedeva la possibilità di trasmissioni pubblicitarie, ma stabiliva che la pubblicità doveva “essere contenuta nelle forme più convenienti per non recare pregiudizio alla bontà dei programmi” (art. 19.)»[1]e a ciò bisognava anche aggiungere la diffidenza dei dirigenti sullo stile di vita edonistico e consumista tanto propagandato dall’America. Le richieste pressanti del mercato e delle società di produzione di beni di consumo costrinsero i dirigenti e la SIPRA a escogitare una formula «capace di offrire “spettacolo aggiunto” alle normali trasmissioni senza modificare la struttura della programmazione».[2]

Era la domenica del 3 febbraio 1957 alle ore 20.50 come preannunciava il Radiocorriere, «l’Italia esce dalla ricostruzione ed entra nel boom economico ed è proprio Carosello a sancire ufficialmente questo trapasso».[3] Un nome curioso che come ricorda Marcello Everati, direttore generale della Sacis significa «torneo, parata di cavalieri, ma in napoletano è anche la palla di creta di un antico gioco di origini arabe. Introdotto proprio a Napoli dagli spagnoli tra la fine del 400 e l’inizio del 500. Ma Carosello può anche significare salvadanaio di creta. Caruso in napoletano è invece il bambino. Testa tosata. Carusiello è il bambinetto».[4] E in questa atmosfera napoletana sembrava più che corretto scegliere la sigla di apertura nel vasto repertorio musicale napoletano, infatti fu scovato

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La musica del silenzio

Postato da il 2 mar 2012 in Simposio | o commenti

di Raffaele Pellegrino

Cos’è il silenzio se non un momento opposto rispetto al suono (in un’ipotetica dicotomia), momento che invochiamo proprio per lasciar spazio al suono, che sia una parola, una nota musicale o un’attesa sonora. Il silenzio è il mezzo, a volte l’intimidazione, con cui l’uomo cerca attenzione o dà attenzione all’altro, oppure la meta di riposo dopo la scorrere chiassoso della vita.

O c’è il silenzio oppure c’è il suono, sembra che il momento stesso in cui si produca un fenomeno sonoro sia la condizione dell’annullamento del momento silenzioso. L’abitudine e il senso comune sembrano convincerci.

Eppure non è così. Quando si genera un discorso le pause tra una parola e l’altra hanno spesso una durata superiore rispetto al detto, per non parlare della musica: quante pause tra una nota e l’altra, silenzio che talvolta possiamo prolungare a nostro piacimento (basti pensare al punto coronato che prolunga a discrezione del compositore e/o dell’esecutore la durata del suono o…della pausa).

E allora riteniamo parte integrante del suono i silenzi, le pause, le esitazioni, tutto ciò che non genera suono, ma resta sospeso nella tela della successione sonora. Il suono, ma anche il rumore, non sono altro che un mix esplosivo di onde sonore e onde silenziose.

Tuttavia, dire che il silenzio sia parte del suono non significa ancora connotarlo qualitativamente, né definirlo se non come sospensione del suono, sebbene anche come valvola interna al sistema sonoro.

E se il silenzio non fosse il viso negativo del suono, ma pienezza e condizione epifanica fenomenologicamente attiva?

Mi piace immaginare il silenzio come grembo materno, come spazio vitale del suono che non può non innestarsi, nascere e finire in esso.

Il silenzio è ciò che si cerca, ma al medesimo tempo è ciò da cui si fugge. Vladimir Jankélévitch cita due esempi illuminanti ed empiricamente opposti: “l’uomo gaudente, per scongiurare l’angoscia della solitudine e del silenzio vuoto, si rifugia nella sua isoletta rumorosa [...]. Ora è l’inverso: l’uomo, sfinito dal chiasso, si tappa le orecchie per proteggere il proprio giardino silenzioso e mettere al riparo la propria isoletta tranquilla.”

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Tempus fugit

Postato da il 19 feb 2012 in Simposio | 2 commenti

di Raffaele Pellegrino

E’ lecito porsi a un certo momento della propria vita la domanda se la bellezza sia eterna oppure destinata a consumarsi insieme al tempo che, dicono, porti via tutto, abbruttisce e fiacca persino la memoria. Non ci ho mai creduto, i gesti rimangono per sempre, le parole anche, l’amore anche. Eppure io stesso mi accusavo di astrattezza nel parlare di questo; in fondo, se la memoria cede, cede anche tutto il resto, anche tutta la bellezza che si ricorda o si…ricordava.
Allora, decido di chiedere alla natura, che subito mi accontenta: vedo una rosa, bellissima, imponente, rossa, sembra indistruttibile. Diceva Shakespeare: “Cosa c’è in un nome? Quel che chiamiamo rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe sempre lo stesso dolce profumo.” E, tuttavia, dopo qualche giorno, rimane cenere e sospiro di una tenerezza che non c’è più.
Forse, alzando gli occhi al cielo, qualcosa cambierà: vedo le stelle e il sole, mi sembrano davvero piccoli, ma la grandezza non deve essere necessariamente un attributo dell’eternità. Eppure nella notte il sole si nasconde, le stelle spesso sono coperte dalle nuvole. La visibilità costante deve essere una virtù dell’eternità, altrimenti rischio di…dimenticarmi dell’eternità in questione. Così ho deciso.

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Sanremo misogino

Postato da il 19 feb 2012 in Simposio | o commenti

di Carmen Trigiante

Povera donna nello show musicale più atteso dell’anno. Alla fine della penultima serata, non solo i ringraziamenti le vengono negati, ma perfino il solito mazzo di fiori, che resta stretto stretto tra le braccia di Morandi. Ben sappiamo che negli ultimi anni siamo riusciti a sfoggiare al peggio la nostra mediocrità maschilista in tutto il mondo, ma che abbiamo perso anche quel savoir faire che per lo meno ci dava una parvenza di civiltà, questo proprio non lo si può tollerare. Lungi me l’idea che il delizioso Moranti o tanto meno il bravo Papaleo siano due misogini, ma il risultato di un’impostazione sbagliata, ahimè, è stato davvero di pessimo gusto. Sarà per gioco, sarà per provocazione, fatto sta che l’unica figura femminile, stretta e imbarazzata nelle retrovie di un palco dominato da uomini, si è totalmente eclissata all’ombra dei due “mattatori”, nonostante i dieci centimetri di altezza con cui li sovrastava e il vestito ben più scintillante. Mi chiedo: è proprio questa l’immagine che vogliamo dare della donna nel mondo? Silente, imbarazzata, indecisa perfino se vestire o no un sorriso troppo contestato nei giorni precedenti, incapace o impossibilitata anche a leggere il gobbo con le presentazioni degli artisti. Certo, Sanremo non è mai stata la fiera delle pari opportunità, e il barlume di speranza che aveva fatto intravedere l’edizione della Clerici si è spento con Belen e la Canalis, declassate a vallette, ma per lo meno accettabili perché danzanti, canticchianti, in un’espressione, parlanti. Che dire adesso? Le parole non bastano per esprimere quella che dovrebbe essere l’ennesima umiliazione per tutto il mondo femminile. E non per colpa della povera malcapitata in questa edizione di uomini, ma perché siamo andati a prenderla da chissà dove, nel tentativo di internazionalizzarci e magari pure “globalizzarci”, e poi siamo riusciti a fare una figura da tribù di trogloditi.

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Università per classi

Postato da il 10 feb 2012 in Simposio | o commenti

di Carmen Trigiante

Non si paga coi soldi l’istruzione, ma col sudore della mente. Non è più nutrito l’animo di chi studia su computer all’ultimo grido, ma quello di chi sforza gli occhi al chiarore della lampadina che si affaccia dal comodino, nel silenzio di una notte ricca di fervore dopo una giornata sbattuta a guadagnarsi il pane. Vogliono toglierci questo. Vogliono dirci che chi ha i soldi per pagarsi l’università migliore, vale di più. Vogliono sputare in faccia ai sacrifici, ai sogni, per distruggere definitivamente ciò che questa società classista sta sbranando: la speranza. Perché restare a guardare senza sprecare una parola su questo scempio? Perché non unirci alla protesta pacifica e accorata degli studenti che vedono schiacciare l’unica cosa che ancora non gli era stata tolta? L’illusione che l’amore per il sapere potrà un giorno cambiare le cose è sacrosanta, intoccabile, irrinunciabile, se non si vuole cadere nella depressione sociale, che graverebbe sulle nostre teste con più veemenza di quella economica. Tasse più alte; eliminazione dei benefici per i meno abbienti, sostituiti da prestiti erogati agli studenti e restituibili semmai ci si introdurrà in un mercato del lavoro precario e senza prospettive; abolizione del valore legale della laurea, con conseguente discriminazione tra università private di serie A, e università per poveri, di serie B.

Parliamo, scriviamo, urliamo che tutto questo non è corretto, ma è sporco, violento, ingiusto e profondamente triste. Scriviamone tutti, perché sulla passione per la cultura si fonda il futuro, sulle parole che la difendono si fonda il presente. Se ci lasceremo sfuggire questa occasione, saremo complici di un terribile delitto. 

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