scritto da filosofi, seminando incertezze

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Felice Laudadio

Postato da il 29 mar 2012 in Quel che non so di te | o commenti

di  Francesco Monteleone

Direttore, perché hai spostato il BIFEST 2012 a fine marzo, peraltro con grandissimo successo?

Abbiamo equilibrato le date con Berlino ed è andata molto bene. Le scelte di Berlino (22 posti di concorso) vengono fatte tardi, a fine gennaio e noi finivamo il festival a fine gennaio. Infatti quest’anno abbiamo film molto importanti, che non sono gli scarti della Berlinale.

Con il vostro lavoro continuo avete creato una città che ha grande cultura cinematografica

Se ne sono accorti tutti gli autori che hanno fatto gli incontri con il pubblico. Sono stati impressionati dalla qualità delle domande, “infinitamente più intelligenti di quelle che ci fanno i giornalisti”, mi dicono quasi tutti.

 A che servono i festival?

Servono a far andare la gente al cinema anche 5 volte al giorno. Noi facciamo un festival assolutamente nazional-popolare, con i biglietti al costo del caffé per ogni film.

Che ti ha detto ‘lo spirito’ di Carmelo Bene?

(Ride) Lo spirito di Carmelo Bene effettivamente sarebbe bellissimo incrociarlo per sentirlo, avendoci lavorato sodo sopra 11 mesi esatti. Io ho cominciato a fine marzo-aprile dell’anno scorso. Avevo però proposto Carmelo Bene in un articolo che scrissi per Repubblica nel 2009, dicendo ‘abbiamo bisogno fra tre anni di celebrare il decennale’. In realtà più dello spirito io me lo sogno la notte,  avendo visto 150 ore di materiali audiovisivi poi selezionati per arrivare a 50. Qualche volta mi accorgo di parlare con mia moglie come Carmelo Bene, cioè ho lo stesso accento, ho la stessa nevrosi. Ecco quello che mi manca: è la bellissima voce di Carmelo, che giustamente di sé diceva di avere la voce della Callas.

A proposito di fantasmi, pensi a tuo fratello e avresti messo un suo film al Petruzzelli?

(fa una pausa triste)  Alla seconda parte della domanda non rispondo. Quando io ho diretto dei festival che coincidevano con le anteprime assolute possibili dei film di mio fratello, mio fratello restava a casa, non si vedeva. Non era neanche invitato come fratello,  non ti dico come autore del film, quindi non ci sarebbe mai stato. Certo, la nostalgia ce l’ho… Tra l’altro, in questo periodo, emerge il ricordo forte che avevo…mi fa un po’ emozionare… Molti mi dicono: «tutto quello che sta succedendo in questa città è stato già anticipato ampiamente dalla “Riffa”» film che mio fratello ha girato a Bari ormai tanti anni fa. È impressionante come la storia interpretata dalla magnifica attrice scoperta da Francesco (Laudadio), che è Monica Bellucci ritorni nella storia di questo paese. Questo fa diventare un poco più attuale anche il dolore…

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Peppe Barra

Postato da il 1 mar 2012 in Quel che non so di te | o commenti

 

 

 

 

L’ intervista qui sotto è a cura di Francesco Monteleone

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Mimmo Mancini

Postato da il 24 dic 2011 in Quel che non so di te | o commenti

di Carmela Moretti

Caro  Mimmo, ora che ha i capelli bianchi, descriva la sua vita in 5 parole

Leggera, pacifica, aderisce all’invisibile.

Lei ha una leggera inflessione romanesca. Parla ancora in bitontino?

Ho 52 anni ( a maggio) vivo a Roma da trentadue, cosa si aspetta che abbia un’inflessione torinese? L’inflessione è anche un forma d’amore per la città che ti ha adottato e che amo così come amo la mia terra ricca e pietrosa. Sono un’anima divisa in due: Puglia e Lazio….  Ma la Puglia è la parte delle radici il cui fittone è profondo, ha scavato pietre dure, calcaree, ha perforato l’argilla per cercare l’acqua, la cerca ancora  e la cercherà fino alla fine dei miei giorni…. scavando qualche bestemmia in dialetto bitontino scappa. Le bestemmie e le incazzature sono sempre nel dialetto d’origine.

Senza andare in Wikipedia ci risponda sinceramente. Sa chi è Marcel Carné?

Perché  dovrei? Nel 38 non ero ancora nato, e poi un film sulla nebbia non mi interessa. Posso solo dirti che il 18 maggio è il mio compleanno.

Un film che non si stancherebbe mai di guardare.

“Il discorso del Re”, “C’era una volta in America”

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Lino Patruno

Postato da il 17 dic 2011 in Quel che non so di te | o commenti

di Francesco Monteleone

Centinaia di attivisti di Napoli, Bari, Palermo, Vibo Valentia, Benevento  ecc. ogni giorno denunciano, organizzano, combattono, si oppongono a tutte le angherie politiche subìte dall’unità d’Italia a oggi. Se leggete ‘Fuoco del sud’ di Lino Patruno, capirete i mille perché di questa incessante rivolta pacifica. Il libro è diventato vessillifero dei movimenti meridionali, per le verità storiche che contiene. Esistono due Italie, ripete spesso l’ex direttore della Gazzetta del Mezzogiorno. Il Regno del sud, nato nel 1130 e rimasto intatto per 700 anni, è stato inglobato in uno Stato che ha spessissimo maltrattato l’ex territorio delle “Due Sicilie”, invece di rispettarlo e trattarlo alla pari del nord.

I movimenti meridionalisti non sono pochi, non sono partiti politici, non sono monarchici, non sono separatisti. Sono gruppi presenti in tutto il sud che vogliono una repubblica composta da macroregioni e il recupero della autentica storia politica delle popolazioni a sud del Garigliano. Troppe falsità sono state insegnate sul ‘brigantaggio’, sugli ultimi re borbonici, su Garibaldi e Cialdini, sulla dispregiativa connotazione meridionale di ‘Festa, farina e forca’, sul furto del ricchissimo Banco di Napoli da parte dei Savoia…

 ‘Vogliamo afferrare la scintilla che manderà a fuoco la prateria’ viene da pensare effettivamente, leggendo il libro più tosto dell’ottimo maestro di giornalismo

Qui sotto l’intervista di Francesco Monteleone,  per Brigante Tv,  a Lino Patruno giornalista e scrittore.


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Il ‘Rota’ di Nicola Scardicchio

Postato da il 4 nov 2011 in Quel che non so di te | o commenti

di Francesco Monteleone

Il 3 dicembre 2011 ricorre il centenario della nascita di Nino Rota. “Che cosa è, allora, il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se dovessi spiegarlo a chi me ne chiede, non lo so…” Sono andato a leggere uno dei libri più belli di sempre e ho trovato il suggerimento filosofico più adatto per introdurre questa intervista. Come insegna Sant’Agostino ‘il passato’ non esiste più, purtroppo. Però esiste ‘il presente del passato’, un tempo che esiste nell’anima e che si chiama ‘memoria’. Ebbene, per ricordare uno dei compositori più geniali di musica, soprattutto per il cinema, ho intervistato il suo allievo, altrettanto colto e raffinato, ma soprattutto più amabile. E siccome “il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce” non capisco perché in questa ingrata città il maestro Nicola Scardicchio non dirige, ancora, il Conservatorio di Bari.

Maestro, secondo lei l’anima è mortale o immortale? E perché?

Io sono persuaso del fatto che tutto ciò che ci circonda ha una sua tendenza a sussistere, nonostante l’esaurirsi di funzioni che paiono essenziali ed irrinunciabili. E la stessa natura ci mostra che essa stessa tende a conservare ciò che possiede o ha quantomeno acquisito una dimensione degna di attenzione. Possibile che l’intelletto e tutto quanto ad esso connesso – personalità, talento, carattere ecc… – possano andare perduti? È antieconomico e antinaturale. Qualcosa resta, io credo… quanto consapevolmente ed in che misura resti, è più difficile dirlo; forse se uno tesaurizza una personalità degna di questo nome, potrebbe essere capace di serbarla in una sorta di personale ricettacolo preservante la dispersione post mortem e recuperabile in una vita successiva.

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Michela Marzano

Postato da il 22 ott 2011 in Quel che non so di te | o commenti

di Francesco Monteleone

 

Perché si fa fatica a essere filosofi, a dire che si è filosofi?

 No, non è che si fa fatica a fare il filosofo, però è difficile dirsi ‘filosofi’ perché se uno parla di filosofi pensa immediatamente a Aristotele, Platone…e quindi sembra una parola troppo grossa per potersi qualificare come filosofo

 Lei scrive libri sull’amore e ha difficoltà a trovarlo l’amore, a incontrarlo, a viverlo.

Avevo! Perché ormai io da un certo numero di anni ho trovato ‘la’ persona della mia vita, Jacques, ne parlo in Io volevo essere una farfalla, tra l’altro credo che sia presente dalla prima all’ultima pagina, e quindi credo ormai  di aver fatto la pace con questo, con questa questione.

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Vitantonio Laricchia

Postato da il 4 ott 2011 in Quel che non so di te | o commenti

di Giuseppe Scintilla

Uno dei “luoghi” intoccabili della televisione, dove tutto era rimasto identico a se stesso – tranne qualche utile miglioria grafica e tecnologica – era il bollettino meteorologico. Nato contemporaneamente alla massmedialità (la prima trasmissione radio in Italia prevedeva anche un notiziario sulle condizioni climatiche), il meteo ha mantenuto intatto il proprio essere asettico,obiettivo, basato su rilevazioni satellitari lette da esperti del settore, anchequando sbarcò in televisione. Almeno fino a 10 anni fa, quando un nuovo corsotelevisivo ha deciso di apportare qualche cambiamento anche in questa nicchia di informazione impersonale, dove i conduttori erano ricordati più per i loro volti inespressivi e per il gergo tecnico che per memorabili performance davanti alla telecamera. Così oggi tra meteorine, talk-show che usano come pretesto il tempo che fa, e jolly dell’anticiclone, ecco che in Puglia appare, primeggiando, il colonnello Vitantonio Laricchia, degno prosecutore della tendenza che ha preso piede in tutta Italia e che pone oggi il meteorologo allastregua di un qualsiasi showman.

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Daniela Mazzucca

Postato da il 22 ago 2011 in Quel che non so di te | o commenti

 

 

 

(si è laureata in Filosofia morale con Nicola
Massimo De Feo. Ha difeso una tesi su ” Il capitale umano ed il mercato del lavoro”.

 È stata sindaco di Bari dal …)

 

Qual è la parola che cancellerebbe dal vocabolario?

Violenza.

 Quando ha pianto l’ultima volta?

Qualche mese fa, per la salute di una persona cara.

L’ultimo libro letto.

L’ arte della gioia’ di Goliarda Sapienza.

Lei crede nello Stato?

Certo, non si può vivere fuori dalle regole.

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Franco Cassano

Postato da il 16 ago 2011 in Quel che non so di te | 1 commento

Di Giuseppe Scintilla

Parlare di calcio senza usare le solite frasi fatte e usurate che richiamano chiacchiere da Bar sport è un’impresa ardua ma affascinante. Ci riuscirono Carmelo Bene ed Enrico Ghezzi nel dialogo racchiuso poi nel libro “Discorso su due piedi: il calcio”. Ci riesce anche il professor Franco Cassano, ordinario di sociologia presso la facoltà di Scienze politiche, teorico del pensiero meridiano e amante del calcio. “Ma non sono un tifoso”, sottolinea, “non riesco ad identificarmi come tifoso, odio il campanilismo, non posso accettarlo in quanto sono cittadino del mondo”. Il professore ha giocato tanto da bambino e da ragazzo e non ha mai smesso di seguire le vicende legate al pallone. “Ho fatto anche nuoto, pallanuoto e getto del peso. Nello sport c’è la necessità di temperare il desiderio di vincere con il rispetto delle regole e dell’altro. La vittoria era più bella così, e anche una sconfitta ci poteva stare”.

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