scritto da filosofi, seminando incertezze

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Finalmente Natale!

Postato da il 23 dic 2011 in Nero Vinyle | o commenti

di Nero Vinyle

E’ natale è natale si può dare di piùùù…

Mi piace canticchiare fra me e me questa canzoncina: quando comincia quel periodo in cui la si ascolta in tutti gli intermezzi televisivi; perché mi fa sentire circonfuso di buoni sentimenti.

Premetto che quel poco che ho fatto per questo Natale lo devo ad una anziana donna religiosa.

Una mia zia, che chiamerò Lucia, ha scritto una lettera ad Albano, che conosce solo perché lo vede nel televisore o, chissà, forse perché abita in qualche suo sperduto mondo interiore. Vuole che lui la smetta di litigare con la moglie per televisione; e che torni con lei, perché sono fatti l’uno per l’altra; e soprattutto perché non si sfascia così una famiglia! La loro famiglia poi!  La famiglia di Albano!!!

Come in Muhlolland Drive, il film di David Lynch, la mente di mia zia mi appare attraversata da fantasmi, ombre ammorbanti, marionette di tutto il suo passato televisivo, da Nilla pizzi ad Albano, da Tyrone Power a Cristian De Sica.

La televisione è il carburante unico di queste creature ingenue e ottuse. Persino per le anime innocenti come quella di zia Lucia (donna morale per eccellenza, figura pia, che nella sua vita ha visitato solo Lourdes e San Giovanni Rotondo). Grazie a lei ho avuto la prova che la fede muove molto più gli esseri umani di qualunque altra cosa. La fede che Albano avrebbe letto la lettera. E poi la fede al quadrato che avrebbe pure dato ascolto al suo messaggio. E infine la fede nel miracolo: cioè che le avrebbe risposto di suo pugno.

Del resto se ogni mondo è immaginario, se viviamo tutti in una nostra personale bolla di sapone, un mondo vale l’altro. Perché educare alla lettura e alla cultura la gente se poi è Fabio Volo a vendere sei milioni copie dei suoi ‘libri’? Ma sì! Ho deciso di adeguarmi alla ‘normalità.

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La strategia della tensione

Postato da il 14 nov 2011 in Nero Vinyle | o commenti

di Nero Vinyle

 Antefatto: regressione all’infanzia

 Sono un nostalgico degli anni ’70. C’è qualcosa di male? Flashback: la foto di un poliziotto in borghese con una ridicola maglietta e capelli lunghi e ricci. La foto di un esile ragazzo col passamontagna che impugna a due mani una pistola più grande di lui. La foto di un uomo triste che guarda nell’obiettivo, reggendo un giornale, con un’enorme stella a cinque punte alle spalle.

Scontri di piazza, cariche della polizia, agguati, attentati, stragi, nere e di stato, rapimenti, esecuzioni, terrorismi di tutti i colori. Paragonate tutto ciò alle facce televisive di oggi: Capezzone, Quagliarello, Cicchitto…Niente di paragonabile ad Andreotti, con le sue orecchie larghe e appuntite a metà fra Dumbo e un pipistrello; Fanfani il Tappo, un concentrato di furbizia. E poi quel Cossiga che tutti scrivevano Kossiga perché il k dava meglio l’idea: lui quando c’era da risolvere i problemi mandava qualcuno a sparare senza tante storie. Cosa sarebbe stato Kafka senza Kappa. E il Klu Klux Klan? Gente geniale, veri e propri supereroi che oggi ce li sogniamo, la versione italiana di Batman, dell’ Uomo Ragno.

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La musica del cane

Postato da il 10 nov 2011 in Nero Vinyle | o commenti

di Nero Vinyle

 “Improvvisamente, un giorno, il signor Remo iniziò a odiare il suo cane”. Avete notato le virgolette? Beh! Guardatele bene perché non sono io che vi parlo così. Questo è l’inizio di un racconto. Di Stefano Benni. E io mi sono sempre incazzato per i racconti che parlano dei cani, per il semplice motivo che noi non sappiamo niente di come pensano loro e dunque ogni scrittura che faccia finta di parlare dal loro punto di vista è un’assoluta truffa! Oltretutto io il mio cane lo odiavo da un bel pezzo. Si era impigrito e dovevo trascinarlo per i suoi bisogni; invecchiando, aveva perso la sua naturale umiltà e pretendeva il suo cibo con dei rumorosi gemiti, dei lamenti sfiatati che erano tristemente diventati una non richiesta colonna sonora dei miei pasti. Mamy, questo il nome della mia anziana cagna, da ben quindici anni scomoda coinquilina delle mie stanze, amava la musica. Solo un certo tipo di musica. Come lo so? La guardavo distendersi sul suo sfilacciato tappetino, socchiudere gli occhi e perdersi in un dormiveglia venato di flebili orgasmi che si manifestavano sotto forma di impercettibili gorgheggi di piacere e movimenti delle zampe come se sognasse di correre. Tutto ciò accadeva sopratutto quando mettevo sul piatto qualche disco dei Dead Can Dance.

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Bordell Line

Postato da il 31 ott 2011 in Nero Vinyle | o commenti

di Nero Vinyle

Come mi è venuto di dare ascolto all’ultimo stucchevole, diarroico, presuntuoso disco di Sting!?! (La madre di Nero avrebbe voluto figlie femmine e non perdeva occasione di ricordarglielo). Il disco si chiama If on a winter’s night… e in copertina mostra una narcisistica immagine di lui che avanza sulla neve avvolto da un mantello, accompagnato da un cane. Voce ispirata, cori d’atmosfera, totale assenza di melodia, cerebralità a buon mercato! Cosa è rimasto di quel “messaggio nella bottiglia”? Di quella innocente robaccia punk, di quel ragazzo vestito da fattorino d’albergo nel film Quadrophenia? Tempo fa Sting fece parlare di sé perché -confessò- si vantò di riuscire a far l’amore per 6 ore di seguito, grazie alla sua capacità tantrica e yogica di concentrazione. Oggi si improvvisa cantore mistico! Deve aver parlato con la Pivetti che alterna tranquillamente slanci cattolici a performance sadomaso. Il cilicio e il latex: in effetti ci dev’essere qualcosa in comune! Sting mi fa pensare ad un mio amico più grande, di tanti anni fa, capelli lunghi, occhialini intellettuali… che quando seppe che io, a 20 anni!, ero ancora vergine decise di iniziarmi alla vita del sesso portandomi da Veronica.

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Vamos a la playa

Postato da il 18 ott 2011 in Nero Vinyle | o commenti

di Nero vinyle

Sì, lo so: è stata solo una canzoncina senza importanza. Musica di plastica, qualcuno la chiama. Ma quell’estate tutto era di plastica: le vacanze, i villaggi turistici, le persone, i sorrisi, le movenze. E io chiamo “musica” quel suono che descrive il proprio tempo in modo che si conficchi nella memoria con esso: schegge di ricordi e cocci sonori. E Vamos a la playa fu proprio la musica di quel tempo. Ti inseguiva, ti feriva, coi suoi insopportabili coretti da idioti. Ma te li rigiravi dentro lo stesso. Andavo al mare due volte al giorno, col mio asciugamano sulla spalla e i miei orrendi calzoncini al ginocchio. Ero alla moda. E invisibile. Ero invisibile e alla moda. Era settembre e Vamos a la playa striava ancora, indefessa, le notti tiepide. Tutte le notti tornavo, metodico, dalla spiaggia, appena in tempo prima che il guardiano chiudesse il cancello. Il cancello: un assurdo baluardo a difesa delle vacanze delle intoccabili famigliole valtur. Quelle mammine bonazze coi loro pargoli frignanti, carrozzine e secchielli, e i mariti già tornati in città, al lavoro. Una sera quel bidello da spiaggia, un negro ovviamente, minuto e insignificante mi lasciò fuori.

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Il peso dei ricordi

Postato da il 7 ott 2011 in Nero Vinyle | o commenti

di Nero Vinyle

Fu  al concerto del Teatro degli orrori che mi venne l’idea. E questo è tutto ciò che devo a quel concerto. Che mi annoiò. Mi aveva attirato il nome del gruppo. Promettente. Avevo immaginato una scena splatter, con performance a base di schizzi di sangue, mutilazioni, depravazioni. Invece questi ragazzotti viziati di una qualche provincia italiana del profondo nord, giocavano soltanto a fare i depressi, i cattivi. Dandy fuori tempo massimo, bohemien da pub-discoteca. I testi poi! Si scaldano per incensare un poeta africano che ha fatto incazzare le multinazionali del petrolio, tanto che quelle l’hanno giustamente fatto impiccare, poi invocano Majakovskij, così, tanto per titillare il pubblico intellettuale. L’unica canzone che mi ha tirato un po’ su è stata La vita è breve, con quel ritornello nichilista ripetuto come una filastrocca.

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Il ritorno di Nero Vinyle: amabili resti

Postato da il 3 ott 2011 in Nero Vinyle | o commenti

Non c’è più memoria. Di me. Non fate finta di aver capito che io sia diventato tanto vecchio e così demente da non avere più memoria. Siete voi che non vi ricordate di me. Per fortuna! È grazie alla vostra superficialità, alla vostra smemoratezza che io posso godermi in pace la pensione, comodamente a casa mia, invece di marcire in una putrida prigione in mezzo a rozzi criminali e politici corrotti. È per la vostra ottusa abitudine di considerare quelli che vivono da soli, magari con un cane, come regolarmente affetti da alzheimer, che non vedete quello che vi succede sotto il naso…

L’altro giorno, mentre smaltivo la mia busta quotidiana di rifiuti e attendevo che il mio alter ego a quattro zampe (il mio cane aristocraticamente bianco e nero) allentasse i suoi, in quello sputo di “verde” scalcinato e fangoso a dieci metri da casa mia, ascoltai, con finta indifferenza, le chiacchiere di alcuni vicini: uno narrava pomposamente all’altro la sua ultima vacanza fuori stagione e l’altro aguzzava le antenne, fingendo interesse; in realtà incamerando invidia e rimpinguando la propria scorta di rancore.

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Profilo di Nero Vinyle

Postato da il 1 ott 2011 in Nero Vinyle | o commenti

Il cognome è ovviamente una sua invenzione; ma il suo nome è autentico e lo deve alla passione smodata di entrambi i genitori per Nero Wolf, (passione che gli ha lasciato in eredità l’incubo di un colore giallo-mondadori che ricopriva quasi tutte le pareti della casa della sua infanzia e, oggi, i suoi sogni peggiori). Ma a lui il giallo è piaciuto sempre poco, preferendogli le tinte fosche del noir. Non si conoscono traumi o complessi relativi alla sua infanzia tali da giustificare l’assoluto livore misantropico che caratterizza il suo carattere e la facilità con cui nella sua vita ha organizzato e portato a compimento atti omicidiari ripugnanti per il comune senso morale. Anzi i suoi sbiaditi genitori ebbero sempre cura di assecondarlo nella sua crescita, anch’essa grigia, la cui unica passione precoce furono i dischi.

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