Le amiche di Sex and the City
Il convegno di Genova è stato il gesto inaugurale di questa innovativa chiave di lettura dove confrontare studi, riflessioni e autrici con un’assise di lettrici e lettori.
Video a cura di Federica Fabbiani e Marzia Vaccari - women.it
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“Agorà” di Alejandro Amenábar, 2009
di Carmela Moretti
Che cosa fa di un film un “buon film”? I critici saprebbero come rispondere a questa domanda. Noi, spettatori comuni, forse no; ci nutriamo quasi esclusivamente di emozioni e assegniamo la nostra personale Palma d’oro a questo o a quel film. Agorà dello spagnolo Alejandro Amenábar, presentato fuori concorso al festival di Cannes nel 2009, non ha ottenuto il consenso unanime della critica. Squilibrato, farraginoso, eccessivo, hanno detto alcuni. Ma noi, che sosteniamo l’autonomia di pensiero, vogliamo dire la nostra. Agorà è un film che va gustato per diverse ragioni.
Continua a leggere l'articoloLa danza e il ballo. Qual è la differenza?
di Anthea Vulpio
Proprio l’altro giorno ho fatto irruzione in cantina di mia nonna, e tra vecchi dischi e abiti dimessi ho trovato anche un insolito libro: “Confessioni di uno spettatore a teatro” di un anonimo autore contemporaneo. Tanto anonimo che questo libro, in effetti, non esiste. Ma ponendo che esista, riporto il seguente frammento, estrapolato dal quinto capitolo all’incirca:
“Il grande sipario rosso porpora stava lì, pesante e molle come una donna gravida che stesse per aprire le porte ad una nuova vita. Appena sotto il palco i musicisti provavano i loro strumenti, creando una piacevole dissonanza, come fibrillazione nel sangue. Sapete, c’era davvero un odore lì dentro, un odore non rintracciabile altrove, come di chiuso, ma di un chiuso speciale, strano da dire, come se una volta entrati non si sarebbe più usciti allo stesso modo, ma consapevoli di essere stati in un altro universo, con un’altra umanità, migliore, sublime. E ciò che accadeva fuori non era affare di chi era dentro.
E poi il sipario si aprì e cominciò l’incanto. La cavità oscura, disgelandosi, si popolò pian piano di omini ordinatamente formicolanti in costumi luminosi, in una scenografia lussuosa, pervasa di brillii. Una musica baldanzosa manovrava gesti e mimi dei danzatori, abili interpreti delle passioni corporee. Ma già dopo due atti la scena mutò.
Sex & and the city. (indizi per un’erotica contemporanea)
di Francesca R. Recchia Luciani
Così com’è sentito, fissato, nella sfera dell’Immaginario, il cuore è l’organo del desiderio (il cuore si gonfia, si ammoscia, ecc., come il sesso). Che cosa farà il mondo, che cosa farà l’altro del mio desiderio? Questa è l’inquietudine nella quale si ritrovano tutti i moti del cuore, tutti i “problemi” del cuore.
R. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso
La messa in opera dell’erotismo ha come fine quello di cogliere l’essere nel suo intimo, nel punto in cui il cuore vien meno. Il passaggio dallo stato normale a quello del desiderio erotico presuppone in noi la dissoluzione relativa dell’essere, costituito nell’ordine individuale.
G. Bataille, L’erotismo
Il mondo di Sex and the City è un mondo al femminile. Come tutti gli universi immaginari ideati dalla vis creativa degli sceneggiatori hollywoodiani, che vi hanno dedicato ben 94 episodi in sei serie televisive tra il 1998 e il 2004, un mondo siffatto è puramente immaginifico, non esiste nella realtà, ma è sufficientemente credibile dal realizzarsi quanto meno nelle fantasie di milioni di donne e di uomini che si sono appassionati alle avventure erotico-metropolitane di Carrie, Samantha, Miranda e Charlotte, regalando a questa fiction un enorme successo globale.
Continua a leggere l'articoloIpazia
di Carmela Moretti
Interpretare la storia è un’impresa tanto appassionante quanto difficoltosa. Da un lato la storiografia strumentalizza i fatti per fini propagandistici; dal canto suo la letteratura li tradisce per abbellire. Così eventi e personaggi storici diventano oggetto di false definizioni e leggende fantasiose che ne impediscono un’autentica ricostruzione.
La storia di Ipazia e del suo assassinio, avvenuto ad Alessandria d’Egitto nel V secolo d.C, rappresenta un esempio emblematico di deformazione della verità. Di Ipazia è stato detto tutto e il contrario di tutto. Per alcuni la bella e sapiente figlia di Teone è stata una scienziata d’avanguardia perseguitata dai cristiani; per altri una filosofa neoplatonica che suscitava le invidie del vescovo Cirillo. È stata una martire del pensiero, la patrona dei philosophes illuministi, il vessillo del mondo protestante contro quello cattolico, una bandiera della laicità e persino l’emblema del femminismo. Ma in realtà cosa si cela dietro tali e molteplici interpretazioni? Chi fu davvero quella donna e perché fu uccisa così barbaramente?
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