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Capolavori al cinema: “VIALE DEL TRAMONTO”, di Billy Wilder, 1950

di Dino Cassone

Ancora un suggerimento di film immortali da recuperare in tempo di quarantena. Ancora una volta vi segnaliamo un’opera di Billy Wilder, che sarà ricordato nei manuali della cinematografia di tutti i tempi come l’incontrastato maestro della commedia. Bastano due titoli: “A qualcuno piace caldo” e “Sabrina”. Il regista di origini austro-ungariche si è però misurato con la stessa identica maestria anche con altri generi. Mirabile e quasi raro esempio di cinema nel cinema è invece “Viale del tramonto”, melò diretto nel 1950.

Indimenticabile lo straordinario scambio di battute tra Joe Gillis, la voce narrante, che dice: «Norma Desmond, la famosa attrice del muto. Eravate grande» e la laconica risposta di lei: «Io sono sempre grande, è il cinema che è diventato piccolo». In questa frase si racchiude tutto il dolore assordante della vita di Norma (inarrivabile Gloria Swanson, sulla quale cadde la scelta dopo i rifiuti di Mae West e Mary Pickford) e l’impietoso sguardo sul cinema da parte di Wilder.

Impeccabile è già la sequenza iniziale: il corpo di Joe (interpretato dall’affascinante William Holden) che galleggia a faccia in giù in una piscina, mentre fuori campo udiamo la sua voce (espediente utilizzato anni dopo in “American Beauty” di Mendes) che dichiara di volerci raccontare tutta la verità, nient’altro che la verità. Una torbida storia tra lui, spiantato e arrampicatore da quattro soldi, e una diva del cinema muto, ormai sprofondata nel più squallido declino dopo l’arrivo del sonoro, che insegue l’impossibile sogno di realizzare il suo ultimo capolavoro. Tema questo che sarà ripreso, al maschile, quarantaquattro anni dopo dal genio Tim Burton in “Ed Wood” con Martin Landau nei dolorosi panni del divo al tramonto Bela Lugosi.

Due le curiosità da citare: 1) la sequenza iniziale originale era ambientata in un obitorio, dove alcuni cadaveri coperti da lenzuoli chiacchieravano tra loro sulle circostanze che li avevano portati alla morte e l’ultimo di questi era proprio il personaggio interpretato da Holden; le troppe risate che la scena suscitò tra il pubblico dell’anteprima convinsero però il regista a tagliarla. 2) In una sequenza, ambientata nel salotto di Norma Desmond, viene proiettato il film “Queen Kelly” diretto nel 1928 da von Stroheim e interpretato proprio dalla Swanson. Uno dei film più maledetti di Hollywood, costato allora la bella cifra di 800 mila dollari e bloccato perché ritenuto troppo volgare e poco commerciale, dato l’incombere del sonoro. Quando si dice perversione d’autore.

 

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