ANTONIO MOLININI, INTERVISTA AL MUSICISTA E COMPOSITORE

di Ersilia Cacace

Antonio Molinini, nato a Corato, classe 1981, è un combattente, sulla sua faccia visibili i segni dellA sua caparbia lotta, ma non contro un altro uomo, ma con sé stesso, resistere ai tanti anni di dialisi in attesa di un trapianto. Antonio è anche autoironia, “un malinconico sorriso con il sole dentro”, ed è estro, creatività, poiché è un artista, un musicista polistrumentista ed arrangiatore, laureato in composizione presso il Conservatorio di Musica Niccolò Piccinni di Bari. Ad Antonio chiediamo di aprire la sua anima come già fa generosamente nei suoi video dove dispensa consigli a chi come lui è dializzato.

Antonio Molinini come è maturata la scelta di studiare musica?

Io non ho mai scelto niente, nei primi 27 anni della mia vita. Semplicemente tutti i miei familiari sono musicisti e mi hanno costretto ad intraprendere quel percorso quale unica strada possibile, dicendomi che in me si scorgesse del talento da coltivare.

Come potresti descrivere il tuo modo di fare musica e comporre?

Raramente faccio l’architetto e uso la testa, mi affido poco alle geometrie. Scrivere musiche è una responsabilità che implica la conoscenza di un linguaggio e l’applicazione di regole come in ogni disciplina che si rispetti. Tuttavia preferisco scrivere con la pancia, liberando la mia creatività più solare, istintiva, animalesca, oserei dire. Tanto nel sinfonico quanto nel jazz.

Essere un dializzato non ti ha impedito la realizzazione personale. Puoi ribadire l’importanza della donazione?

Sebbene la mia carriera – come da prassi, per noi dializzati – abbia subito uno stop forzato, soggetta quindi a compromessi e limitazioni, il mio lavoro part time procede tra concerti, incisioni discografiche, insegnamento e studio costante. Quanto alla donazione, servirebbero decine di pagine per spiegare quanto sia bello pensare che la vita di un tuo caro prosegua nel corpo e nelle “trame vitali” di un’altra persona. Nei suoi progetti, nella sua resurrezione. E’ un po’ come se non spegneste per sempre l’esistenza di chi avete amato, ma regalaste ad entrambi l’opportunità di proseguire un cammino: al donatore defunto, e al ricevente rinato.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Mi piacerebbe ricevere il trapianto. Questa attesa estenuante si protrae da troppo tempo, logorando corpo, mente e anima. E, lo ammetto, della carriera mi interessa poco. Il sogno più grande, per me, è trovare l’amore. Ma forse, a ben pensarci, perché tutto questo si realizzi, dipende più da voi che da me.

Antonio Molinini è a disposizione di quanti abbiano bisogno di consigli. Lo si può trovare sia su youtube, sia su Facebook che su spotify. 

Precedente IL PAESE DEGLI INNOCENTI Successivo "APOLIDE", LA STORIA DI DABO NEL CORTO DI ALESSANDRO ZIZZO

Lascia un commento