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ALICE E IL SINDACO, regia di Nicolas Pariser, Francia, 2019

di Francesco Monteleone

“Lei è una filosofa? Mi aiuti, non riesco più a pensare…”

Il sindaco di Lione, uomo di sinistra, convoca una donna formatasi a Oxford in studi umanistici e le chiede di soccorrerlo, perché “prima le idee venivano da sole, mi sono svegliato e non avevo più idee”.

Postulato n.1: Ancora una volta abbiamo la dimostrazione che solamente i registi francesi hanno il coraggio di far diventare la filosofia o il tema o il soggetto dominante di un film. Semel in “Splendor” licet insanire (fatevelo tradurre da Luca, direttore della biglietteria di Via Buccari). Nessun sceneggiatore italiano avrebbe il coraggio di scrivere per un dialogo l’ottusa domanda: “che cos’è un’idea?”.

Postulato numero 2: Chi andava cercando un film ‘socialista’ lo ha trovato in Alice et le maire (titolo originale). ‘Hammamet’ era un tenerissimo bluff, la non disinteressata vicenda privata di un leader rifugiato all’estero per evitare il carcere. In questa preziosa commedia, decine di battute sono intrise di motti socialisti, verità socialiste, idee socialiste. È un piacere sentire parlar della più materna ideologia del ‘900 con linguaggio appropriato, riferimenti rigorosi, ironia smaliziata, spirito pratico

Postulato numero 3: Questo lo ha inventato Seneca: docendo discitur. La virtuosa ragazza co-protagonista (che ora possiamo dirlo non è una filosofa, ma una laureata in Lettere), offre al sindaco la saggezza di Orwell, Rousseau ecc., ma soprattutto impara dal sindaco cos’è la vocazione, la coerenza, l’abnegazione al lavoro, la rinuncia, il sacrificio, il rispetto di genere (non subisce mai una battuta sessista, una proposta indecente, un invito sconveniente, come accade in un qualsiasi assessorato della nostra Repubblica o Re-pubica).

Conclusione: Seguendo un uomo politico si rimane, con grandissima probabilità, disoccupati. Molti amici e amiche si sono illusi di far carriera, scodinzolando attorno a uomini di potere. Avrebbero fatto meglio a scegliersi un onesto lavoro, seguendo le proprie inclinazioni Nel supermercato dove vado spesso a comprare i Boeri, trovo alla cassa un potente segretario del PSI barese che, ai tempi di Rino Formica, aveva un ruolo invidiabilissimo.

Voti finali: 8 al film, perché è un sincero segno di gratitudine “A chi fa la gentilezza di consigliare” e finisce con il bellissimo regalo di “Bartleby lo scrivano”, è uno dei racconti più famosi e assurdi della letteratura nordamericana, scritto da Herman Melville.

Anaïs Demoustier: 7 in recitazione ad una attrice che nelle espressioni facciali si ripete un poco troppo, ma è credibile e ha saputo ben veicolare le ferree incertezze della filosofia.

Fabrice Luchini: 9 + o 10 – (fate voi). Una cosa si capisce a volo di questo incantevole attore: non ha fatto studi superiori di letteratura in un prestigioso college, ma ne è profondissimamente innamorato. Fabrice (sappiate che ha il sangue di Assisi) è un autodidatta che in tutti i suoi film rivela una sensibilità umanistico- rinascimentale di rara potenza espressiva. Per noi è un artista intoccabile, perciò vi invitiamo a dedicargli una serata di nobilissima cinematografia.

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